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Testo e foto di Fabio Danzi
E' oramai fine agosto e per me e la mia famiglia e' ora di ferie.
Da circa nove anni andiamo a trascorrere una settimana di vacanza in Austria,
a Zeel Am See, ai piedi del GroBglockner, tra paesaggi da sogno. Un giorno
a tavola ne discutiamo per decidere la data di partenza ma ... qualcosa
va storto. Mia figlia, che da poco ha compiuto quindici anni, si ribella alle
ferie in Austria e manifesta la volonta' di andare al ... mare. Dopo qualche
giorno di sofferenza psicologica mi s'illumino' la mente. Potrei scendere a un
compromesso : si potrebbe unire il mare alla ... mia amata montagna, cosi'
da accontentare tutti, anzi, tutte.
Quali sono le montagne vicine al mare ? Gli Appennini, naturalmente !
E la zona piu' interessante degli Appennini, quale sara' mai?
Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga!
Bene, si tratto' quindi di prendere una cartina stradale, di raccogliere
alcune notizie da Internet e decidere ove andare al mare.
Sinceramente, per prima cosa, decisi che sarei salito alla cima del Corno
Grande (m. 2912) al Gran Sasso.
Decidemmo in famiglia che saremmo andati ad Alba Adriatica, in Abruzzo
(480 km. da Bassano), circa 70 km. prima di Pescara e da li, una mattina,
sarei partito per Campo Imperatore, 110 km. dall'hotel in cui saremmo alloggiati.
La moglie non obietto' alla mia idea di salire la montagna da solo e cosi'
iniziammo i preparativi.
Partimmo per il mare con scarponi, indumenti da alta montagna e zaino.
Il Gran Sasso e' la meta alpinistica piu' amata dell'Italia Centrale, frequentato
sempre piu' da alpinisti dell'Italia del nord ma anche da escursionisti stranieri.
Il primo a salire il Corno Grande fu, nel lontano 1573, l'ingegnere bolognese
Francesco De Marchi. Ma fu verso la fine del diciannovesimo secolo che crebbe
l'interesse per questa montagna, grazie alla nascita, in Roma, di una sede del CAI.
Nel 1880 i fratelli Sella soffiarono ai romani la prima invernale al Corno Grande.
Da ricordare che nel 1886 nacque al Gran Sasso il primo rifugio, il Garibaldi, molto
utile per spezzare la lunghissima marcia d'avvicinamento alla vetta. Abbate e Acitelli
nel 1887 conquistarono la vetta del Corno Piccolo.
Ma e' nel dopo guerra che si videro significativi progressi alpinistici. Arrivarono le
prime vie di roccia dal terzo al quinto grado ad opera d'arrampicatori locali.
Nel 1925 un teramano fondo' gli “Aquilotti”, gruppo d'alpinisti che precedette persino
i ragni di Lecco e gli scoiattoli di Cortina. Negli anni 50 fu la volta dei romani,
formatisi sulle Dolomiti, i quali aprirono varie vie di roccia sul Corno Grande e sul
Corno Piccolo.
All'inizio degli anni 80, con l'avvento delle scarpette da roccia e nuovi materiali si
aprirono vie sempre piu' difficili e gli alpinisti del posto effettuarono salite importanti
sulle Dolomiti e su montagne extra europee.
Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga comprende gran parte di quel sistema
montuoso dell'Appennino Centrale denominato Appennino Abruzzese.
Esso occupa una superficie di circa 149.000 ettari e interessa tre regioni: Abruzzo,
Lazio e Marche e cinque province: L'Aquila, Teramo, Pescara, Rieti e Ascoli Piceno e
84 % della sua superficie si trova in territorio Abruzzese. La linea di cresta dei Monti
della Laga si sviluppa da nord a sud per circa 30 Km. tra la cima del M. Comunitore e
il M. di Mezzo, sopra al Lago di Campotosto, mentre quella del Gran Sasso si estende
da nord / ovest a sud / est per 70 km. , compiendo un gigantesco arco piegando quasi
a 90° rispetto l'andamento dei monti della Laga.
I due gruppi montuosi sono morfologicamente molto differenti : arrotondati i Monti
della Laga, molto piu' accidentato il Gran Sasso, con guglie e altissime pareti rocciose
che danno a questa bellissima montagna un aspetto decisamente “alpino”. Questa differenza
di forme e' dovuta alla diversa natura delle rocce di queste montagne : marne e arenarie
si trovano nella Laga, calcari e dolomie nel Gran Sasso.
Le rocce di questi massicci montuosi sono d'origine sedimentaria, dovute all'esistenza di
un antico mare di tipo tropicale, la Tetide, che 240 milioni d'anni fa si estendeva tra
l'Africa e il Continente Euroasiatico. Per oltre 150 milioni d'anni sul fondo di questo
mare si andarono a depositare materiali argillosi (sui monti della Laga) e piu' in
superficie scheletri calcarei d'organismi marini (sul Gran Sasso). In seguito, causa
l'avvicinarsi del continente Africano a quello Euroasiatico, il fondo marino si sollevo'
dando vita, circa 15 / 20 milioni d'anni fa, alle Alpi e piu' di recente, 9 milioni d'anni
fa, all'Appennino.
Causa questa differente origine morfologica, le rocce impermeabili dei Monti della Laga
permettono l'esistenza di corsi d'acqua in superficie e cascate anche di 50 metri
d'altezza, mentre le rocce calcaree del Gran Sasso lasciano penetrare l'acqua all'interno
della montagna creando fenomeni carsici. Nel Gran Sasso si trovano sorgenti e risorgive
tra le quali la sorgente piu' alta di tutto l'Appennino situata ad una quota di 2080 metri
e la sorgente del fiume Pescara con una portata di circa 5000 litri il secondo.
Gli intensi fenomeni d'erosione durante il Quaternario (2 milioni d'anni fa) hanno dato
vita ad un paesaggio molto particolare sul Gran Sasso con cime appuntite, guglie,
pareti a strapiombo, linee di cresta molto
frastagliate, circhi e morene glaciali.
Il versante settentrionale presenta pareti a picco che si ergono dal piano alto
collinare, mentre a meridione si osservano piani modellati dal carsismo e dal glacialismo.
Il piu' spettacolare e' il vasto altipiano di
Campo Imperatore, posto a 1600 metri di quota, lungo circa 20 km. e largo mediamente 4,
dal quale si erge la gigantesca piramide rocciosa del Corno Grande che con i suoi 2912
metri d'altezza e' la cima piu' alta dell'Appennino. Il vicino Corno Piccolo, 2655 metri,
si erge maestoso dai Prati di Tivo.
Dal Corno Grande, che sovrasta la conca aquilana e le colline di Teramo, si gode un
panorama a 360°.
La vista spazia per 200 km. sull'Appennino, sui mari Adriatico e Tirreno, sul Gargano
e le Isole Tremiti.
Nel versante settentrionale del Corno Grande, alla base della parete della montagna,
si trova il ghiacciaio del Calderone. Questo e' il ghiacciaio piu' a sud d'Europa ed ha
una superficie di appena 5 ettari. In primavera esso e' ricoperto anche da tre metri di
neve ma in estate affiora il ghiaccio vivo, ricoperto nella parte bassa dai tipici
detriti di morena.
Il Parco si sviluppa da circa 400 a 2912 metri d'altitudine, presentando quindi vari
ambienti naturali.
La copertura vegetale e' costituita da boschi, in prevalenza di faggio, nei versanti
settentrionali e occidentali, mentre in quelli meridionali prevalgono i pascoli. Nei
Monti della Laga la vegetazione boschiva giunge fino a 1800 metri di quota e quindi e'
sostituita da folte coperture di mirtillo nero, le quali raggiunta quota 2000 metri,
lasciano il posto a pascoli e pietraie d'alta montagna.
Nel Gran Sasso invece la vegetazione boschiva, a quota 1500 / 1600 metri, lascia il posto
ad ampi pascoli, senza presentare quindi vegetazione arbustiva. Piu' in alto, verso i
2300 metri di quota, trova posto il tipico ambiente d'alta montagna con ghiaioni,
rocce e pareti a picco.
Animali caratteristici dei boschi del Parco sono : l'orso marsicano, presente pero'
con pochissimi esemplari, il capriolo, reintrodotto di recente, il lupo e il gatto
selvatico. Interessante un anfibio, la salamandrina dagli occhiali, specie endemica
dell'Appennino.
Salendo di quota troviamo le grandi praterie che anche se prive di vegetazione,
presentano specie animali molto interessanti: l'arvicola delle nevi e soprattutto
il camoscio d'Abruzzo, due esempi di relitti glaciali. Il camoscio si rifugio' durante
il periodo glaciale sugli Appennini scendendo dai Pirenei (non e' quindi parente con
il camoscio delle Alpi). Al ritiro dei ghiacciai esso si rifugio' sulle cime piu' alte
degli Appennini. Rimase cosi' isolato dalla specie dei Pirenei e sviluppo' alcuni caratteri
somatici propri, dando vita ad una sottospecie a se'. Nelle praterie si trova anche la
piccola vipera dell'Orsini (lunga quasi 50 cm.), che in Italia vive solo nell'Appennino
Centrale e si spinge anche ad alta quota. Si nutre di cavallette.
Nelle alte quote si trovano piante erbacee provenienti da tutta l'Europa continentale:
elementi d'origine caucasica, alpina, balcanica, eurosiberiana, giunte sin qui durante
le glaciazioni. E' il caso della stella alpina dell'Appennino, pianta endemica di questi
monti, piu' piccola della stella alpina delle Alpi, dell'androsace abruzzese, del papavero
alpino, dell'anemone dell'Appennino e di molte altre.
Tra gli uccelli da ricordare il fringuello alpino che scende di quota solo negli inverni
piu' freddi, il sordone che compie spostamenti altitudinali anche considerevoli,
raggiungendo, nel periodo invernale, anche le isole del Mediterraneo. Nelle alte cime
rocciose si possono osservare: il gracchio alpino, il picchio muraiolo e l'aquila reale.
Lunedi' 3 settembre partiamo in auto da Alba Adriatica, raggiunta Giulianova abbandoniamo
l'autostrada e ci immettiamo sulla A 24 per Teramo. Entriamo nel traforo del Gran Sasso,
lungo 10 km. e appena usciti abbandoniamo l'A 24 in direzione del paese di Assergi. Qui
seguiamo le indicazioni per Campo Imperatore che dista circa 25 km. Saliamo per comoda
strada di montagna tra boschi di querce e faggi. A circa 1400 / 1500 metri di quota, davanti
a noi la montagna si presenta spoglia, non c'e' piu' copertura arborea, sostituita da pendii
prativi adibiti a pascolo.
A circa 1600 metri entriamo nell'altipiano di Campo Imperatore: una lunga valle
dall'andamento pianeggiante, lunga ben 20 km. e larga mediamente 4.
Ai lati di questa valle brulla, si ergono collinette di circa 200 / 300 metri di dislivello,
incredibilmente spoglie da vegetazione. Il paesaggio ricorda quello dell'Anatolia o
dell'Afganistan. All'improvviso, davanti a noi, si staglia una gigantesca muraglia
rocciosa, la quale, in quel ambiente, sembra essere fuori posto.
E' il Gran Sasso, con la cima del Corno Grande.
Giungiamo all'hotel Campo Imperatore ove, a 2120 metri di quota, termina la strada.
Da qui partiamo a piedi, moglie e figlia dirette al rifugio Garibaldi, il sottoscritto
alla Cima del Corno Grande per la via normale da sud. Sul piazzale ci sono appena tre
auto.
Il sentiero inizia dietro all'Osservatorio e taglia a mezza costa, la cresta del Monte
Portella, sino a raggiungere la sella del Monte Aquila (m. 2357). Da qui tralascio il
sentiero che continua sul crinale che sale alla cima per la direttissima, seguo quello
che scende costeggiando la bella conca di Campo Pericoli ove e' situato il rifugio
Garibaldi. Dopo pochi minuti inizio a salire su pendio ghiaioso e roccette fino a
raggiungere la sella del Brecciaio (m. 2500), ampio ripiano della cresta ovest del Corno
Grande. Il sentiero, dopo alcune svolte, entra nell'ampia Conca degli Invalidi, che occupa
il versante nord della cima. Qui, proseguo su faticoso ghiaione e raggiungo due
escursionisti croati, indecisi sul proseguire la salita. Da questo punto (quota 2600 m.
circa), si sale su facili roccette che raggiungono la bella cresta della cima. Proseguo
la salita seguendo i bollini rosso / bianchi sulla roccia che indicano la via migliore.
Seguito dai due croati raggiungo la cresta dalla quale si gode una bella vista sulla
parete nord che scende a picco sul piccolo ghiacciaio del Calderone. Per la facile cresta
sto salendo alla cima quando ……. suona il telefonino. Era la moglie che voleva sapere in
che punto della montagna mi trovassi.
Sulla cima trovo due coniugi di Brescia che, entusiasti della salita al Corno Grande
compiuta anni prima, avevano deciso di ritornarci.
La giornata e' meravigliosa, in celo non c'e' una nuvola e la temperatura e' ideale (13 C°
a quota 2100 m. e circa 9 sulla cima).
Il giorno seguente, una perturbazione da nord est, porto' in Centro Italia piogge e
addirittura neve a 1500 metri sui monti della Laga, Gran Sasso e Maiella. Dalla spiaggia
di Alba Adriatica si potevano vedere i monti della Maiella innevati e le temperature a
Campo imperatore erano scese, a 1500 m. a soli 3 C°, mentre nel lungo mare le temperature
erano scese addirittura a soli 15 C°.
Salita al Corno Grande per la via normale da sud.
Campo Imperatore m. 2120
Corno Grande m. 2912.
Dislivello m. 860 compresi saliscendi
Tempo salita ore 2,15
Tempo discesa ore 1,20
Difficolta' : facile ascensione in ambiente “Dolomitico”. Occorre solo un po' d'attenzione
negli ultimi 300 m. di dislivello di roccette molto facili.
Equipaggiamento: abbigliamento d'alta montagna (anche se fortunatamente ho potuto salire
e sostare sulla cima tranquillamente in maniche corte). In caso di cattivo tempo,
sopraggiungere di nebbie dal versante nord o in presenza di forti venti, la temperatura
puo' calare sensibilmente e possono essere utili guanti e berretto in pile. Indispensabili
gli occhiali perche' a queste latitudini, anche con temperature non molto alte, il sole
picchia sodo.
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