|
Testo e foto di Fabio Danzi
La mia prima escursione al Gruppo del Gran Sasso risale al settembre 2007,
quando da Campo Imperatore raggiunsi la Cima del Corno Grande, m. 2912. Ne
fui entusiasta e l'anno successivo tornai su questa montagna per compiere una
gita con la moglie (vedi articoli sul Bollettino “Gruppo ANA San Marco: n° 2
del 2007 e n° 1 primavera 2010).
Il Gran Sasso e' la montagna piu' alta e imponente dell'Appennino e anche per
questo la piu' conosciuta.
E' il punto di riferimento degli alpinisti, degli scialpinisti e degli escursionisti
che frequentano l'Appennino.
Chi sia salito sulle numerose cime del Gruppo (scrive Luca Mazzoleni sul suo libro
“La montagna incantata” ) difficilmente sara' rimasto indifferente alla singolare
bellezza di questi luoghi. Il Gran Sasso non e' simile alle Alpi, non e' come le
Dolomiti: e' il Gran Sasso, una montagna con una propria spiccata personalita',
con una dignita' serena e imperturbabile.
E' impossibile amare la montagna e non innamorarsi di questi luoghi che affascinano
con le loro forme eleganti e panorami infiniti.
E cosi' anche il sottoscritto, amante della montagna e osservatore della biodiversita'
che la popola, non poteva restare indifferente alla singolarita' del Gran Sasso tanto
che, dopo le escursioni compiute in estate, mi promisi di farvi ritorno, magari con
gli sci, per compiere qualche bella escursione scialpinistica.
Sul Gran Sasso, con gli sci, si possono compiere salite e traversate di varia difficolta'.
Il clima particolare trasforma la neve abbastanza in fretta e stabilizza il manto
nevoso, tanto che qui il pericolo valanghe e' generalmente limitato ai giorni appena
successivi a grandi nevicate e all'arrivo del primo caldo. In primavera, il manto
nevoso, riscaldato dal caldo sole, si scioglie per poi gelare durante la notte costringendo
gli scialpinisti a salire spesso con ramponi e piccozza, sci sullo zaino. Ma ecco che, a
tarda mattinata, quando il sole ha trasformato la neve in superficie (firn) si compiono
discese favolose, indimenticabili.
Raramente sugli Appennini si scia su neve difficile (crostosa) tanto che, un ragazzo del
luogo, conosciuto durante una salita mi chiese come mai, quando sale nelle Dolomiti a
fare qualche gita con gli sci, gli sembra di non saper piu'
.
Senza alcuna difficolta' convinsi il mio compagno d'escursioni in montagna a seguirmi al
Gran Sasso.
Avevo tutto l'inverno per organizzare il viaggio e soprattutto scegliere le gite da
compiere.
Prima di tutto acquistai, direttamente dall'autore, Luca Mazzoleni, gestore del rifugio
Franchetti sul Gran Sasso, i due volumetti “La Montagna incantata” 204 itinerari di
scialpinismo nell'Appennino Centrale (Monti Sibillini, Monti della Laga, Gran Sasso,
Terminillo, Velino Sirente, Ernici, Maiella e Marsicani) con annesso un DVD di foto
stupende.
Scelte le gite e il periodo, inizio aprile 2010, non restava che tenere sott'occhio
le previsioni meteo della zona tramite internet e telefonicamente con Luca le condizioni
della neve. Avevo deciso che avremmo fatto anche la traversata da Campo Imperatore a
Prati di Tivo visto che lo stesso Luca organizzava un pulmino per il ritorno a Fonte
Cerreto, base della funivia per Campo Imperatore, qualora ci fossero almeno 15 persone a
prenotarlo. Noi eravamo solo in due.
Ad inizio Aprile le previsioni erano di neve e brutto tempo per tutta la prima settimana
cosi' abbiamo rinviato la partenza. La seconda settimana idem, il morale era piuttosto basso
anche perche' avevo saputo che il rientro in fuoripista da Campo Imperatore a Fonte Cerreto
per la Val Fredda era impraticabile per assenza di neve.
Il mercoledi' abbiamo deciso di partire ugualmente e in fretta e furia sono andato alla
ricerca di un B & B. Incredibile, tutti pieni. Ne trovo pero' uno al paesetto di Assergi,
che ci offre un appartamento con la possibilita' di farci anche da mangiare e accettiamo
subito.
Il venerdi' si parte in auto, 578 km dei quali solo 40 (Bassano – Padova) su strada statale,
il resto autostrada.
Arriviamo alle ore 11,30, giornata stupenda, neppure una nuvola, prendiamo possesso
dell'appartamento e andiamo a mangiare in un ristorantino poi, nonostante le 7 ore di
auto andiamo a Fonte Cerreto m 1188 e a piedi saliamo per la Val Fredda fino a 1750
metri ma di neve nessuna traccia. La neve si vede sui 1900 metri (qui siamo sul versante
sud del Gran Sasso) e quindi la discesa in fuoripista a valle e' impossibile !
Il giorno dopo siamo pronti per la prima escursione in sci, obiettivo la cima del
Monte Aquila:
Partenza da Campo Imperatore m 2130
Monte Aquila m 2494
Dislivello m 500 circa (comprendendo saliscendi)
Difficolta' : BSA (Bravi sciatori alpinisti)
>
Esposizione: sud
La giornata promette bene, ma in quota arrivano le nebbie che non ci fanno godere a
pieno le bellezze del luogo.
Con la funivia da Campo Cerreto m 1120 saliamo ai 2130 di Campo Imperatore.
Da qui, sci ai piedi, ci dirigiamo verso il Rifugio Duca degli Abruzzi m 2388, su
pendio di 35 / 40°. A meta' salita togliamo gli sci e proseguiamo senza ramponi.
Raggiunto il rifugio calziamo i ramponi per affrontare l'affilata cresta del Monte
Portella che dapprima in salita e in discesa poi, ci conduce alla Sella del Monte
Aquila alla quale troviamo la dorsale del monte a tratti sgombra da neve. Decidiamo
quindi di togliere i ramponi e salire alla cima senza calzare gli sci. Giunti alla
croce della cima la nebbia ci avvolge e la Cima del Corno Grande e' invisibile ai
nostri occhi. Attendiamo un po, non abbiamo fretta.
Verso sud la nebbia si dirada e quindi ne approfittiamo per iniziare la discesa.
Faccio le due prime curve da sotto la croce per entrare nello stretto canalino di 40°
ma mi accorgo che per un tratto di circa dieci metri e' ghiacciato con sassi affioranti.
Decido di scendere a scaletta (un ruzzolone qui sarebbe fatale) appoggiando gli sci
ai sassi e sul vetrato facendo attenzione alla tenuta delle lamine.
Dopo questi pochi metri la neve in superficie si presenta bianca, anzi grigiastra e
appena trasformata dal calore, cosi' compio una curva e subito un'altra. In breve esco
dal canale ma il pendio, ora aperto, non accenna a diminuire la pendenza, sempre sui
40°. Grandioso !
Sotto di noi la grande Valle di Campo Imperatore. Ne raggiungiamo il fondo dopo 500
m di dislivello di entusiasmante discesa, su neve perfetta (firn).
Per un attimo esce il sole e ci fa capire che siamo al centro Italia.
Rimettiamo le pelli agli sci e per la pista di discesa saliamo all'arrivo della funivia.
Si potrebbe fare l'abbonamento e sciare qualche ora sulle piste del Gran Sasso ma
decidiamo di andare a visitare l'Aquila, vedere cosa rimane dal terremoto.
Contrappongo la mia gioia del momento con il dramma dei poveri terremotati .....
rimasti senza casa. E noi qui a sciare.
Assergi l'Aquila, appena 20 km di austrada. Parcheggiamo e tentiamo di entrare nel
centro storico della citta'. Impossibile, tutte le vie sono transennate. Protezione
civile, vigili del fuoco e militari vietano l'ingresso per pericolo di crolli.
Passeggiamo per le vie ove gli edifici sono stati messi in totale sicurezza.
I vecchi palazzi presentano delle crepe esterne paurose e sono puntellati da impalcature.
Al pian terreno di alcuni sono aperti dei negozi nei quali entrare fa una certa
impressione.
Nel frattempo la giornata migliora e dall'Aquila si vede la Cima del Corno Grande
in tutto il suo splendore. In noi si accendono le speranze di avere una bella giornata
per la gita di domani, anche se le previsioni sono a dire poco pessime !
Traversata del Gran Sasso, da Campo Imperatore a Prati di Tivo.
Due sono le possibilita':
1) la traversata alta, che raggiunge la Cima del Corno Grande per il canalone della
direttissima e discesa per il ripido ghiacciaio del Calderone (nostra principale
intenzione)
2) la traversata bassa, che invece attraversa i bellissimi pendii di Campo Pericoli
e scende la bellissima Val Maone.
Saliamo a Campo Imperatore con la funivia, il tempo e' pessimo ma la visibilita' e'
discreta. Purtroppo nevica e fa freddo. La neve e' gelata. Sono le ore 8,30 e sulla
montagna non c'e' quasi nessuno. Solo noi due con gli sci da scialpinismo e qualche
sciatore che va a prendere gli impianti.
Decidiamo di salire al rifugio Duca degli Abruzzi, ma a differenza di ieri, di calzare
subito i ramponi, visto il ghiaccio e il ripido pendio (meglio non rischiare) e da li'
decidere il da farsi.
Ieri sera avevo sentito per telefono il Luca Mazzoleni che mi confermava il bus navetta,
visto che a prenotarlo eravamo in 17 !
Stiamo per ultimare i preparativi per iniziare la salita quando vedo che dall'albergo
di Campo Imperatore esce un gruppetto di scialpinisti che velocemente calza gli sci e
parte per il Rifugio Duca degli Abruzzi.
Li conto, sono 15 e quindi penso che siano loro a fare la traversata e a prendere poi
il bus.
Attaccano il pendio sci ai piedi e finalmente partiamo anche noi. A meta' pendio alcuni
di loro tolgono gli sci e proseguono a piedi senza ramponi, gli altri inseriscono
sull'attacco i rampant. Piu' in alto il pendio accentua l'inclinazione e senza ramponi
bisogna stare molto attenti.
Li abbiamo quasi raggiunti quando il mio compagno mi dice :
Guarda Fabio, e' partito uno !
Incredibile, uno con gli sci, nell'inversione ha perso l'equilibrio e con i rampant
sugli attacchi non ha potuto fare nulla ed e' caduto di schiena, a ruzzoloni giu' per
il pendio ghiacciato.
Fortuna ha voluto che dopo circa 150 metri di dislivello si sia fermato prima di
giungere sotto alla funivia ove i canaloni non avevano piu' ne neve ne ghiaccio ma
solo pietre e massi (si sarebbe sfracellato). Uno di loro toglie le pelli e scende
da lui.
Noi saliamo al rifugio ove la nebbia stava avvolgendo tutto. Spirava un vento fortissimo,
nevicava sempre piu' forte e faceva un freddo boia (soprattutto per il vento). Attendiamo
il gruppo e veniamo a sapere che lo sfortunato non si e' fatto neppure un graffio (infatti,
grazie al fatto che nevicava, indossava la giacca la quale gli ha evitato abrasioni sul
ghiaccio) e dove si e' fermato ha trovato una imbracatura semi nuova con 6 moschettoni.
Dopo un'ora il gruppo si ricompatta e cosi' proseguiamo tutti nella traversata bassa,
visto che quella alta era oggi impraticabile.
Traversata bassa del Gran Sasso
Partenza: Campo Imperatore m 2130
Rifugio Duca degli Abruzzi m 2388
Sella Monte Aquila m 2335
Prati di Tivo m 1450
Difficolta': MSA (medi sciatori alpinisti)
Disl salita m 400 circa (compresi saliscendi)
Disl discesa m 938
Messi i ramponi lasciamo il rifugio Duca degli Abruzzi e percorriamo la cresta (gia'
percorsa ieri) tra la nebbia fittissima e un'intensa nevicata. Giunti alla Sella del
Monte Aquila la visibilita' e' di 100 metri e ci permette una discreta discesa su neve
stupenda, quattro dita di “farina” su neve gelata la notte. Giungiamo al Rifugio
Garibaldi del quale si vede solo il tetto, il resto e' seppellito dalla neve (almeno
3 metri di spessore). Da questo si scende in Val Maone e qui troviamo gigantesche
valanghe che hanno traversato tutta la larga valle,
scese dalle pareti rocciose del Corno Piccolo, e le scavalchiamo, sci sullo zaino.
A 1800 metri c'e' poca neve e quindi togliamo gli sci e proseguiamo a piedi.
Al restringimento della valle si prende una forestale sulla destra, immersa in un
bellissimo bosco di faggi, che in salita porta ai Prati di Tivo. Qui continuava a
nevicare ed era tutto chiuso, impianti sci e hotel. Solo un rifugetto era aperto e
ci attendeva per il pranzo.
Anche Luca Mazzoleni e' venuto a darci il benvenuto e a conoscerci.
La mattina seguente, lunedi', giorno del ritorno a casa, aprendo le finestre
dell'appartamento in cui eravamo alloggiati, abbiamo trovato la sorpresa. Nevicava
ed erano caduti 20 cm di neve, qui ad Assergi, paesino posto ad appena 850 metri
s.l.m. in centro Italia, a meta' Aprile!
Tre giorni dopo essere tornato a casa ho sentito Luca che mi disse che l'attivita'
scialpinistica al Gran Sasso era ancora ferma causa maltempo e forti nevicate.
|