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LEOPARDO DELLE NEVI - Specie in via di estinzione
Di Fabio Danzi
Il leopardo delle nevi vive sui monti Altai della Mongolia e sull’Himalaya.
E’ l’unico felino d’alta montagna che raggiunge i 6000
metri d’altitudine, anche se il suo habitat preferenziale è
tra i 3000 e i 4500 metri, in ambiente secco, roccioso, ricco
di arbusti e grandi praterie. Ha dimensioni simili a quelle
delle specie di pianura: il maschio adulto è
lungo circa 2,5 metri e può pesare sino a 45 chili. Si
difende dal grande freddo grazie alla folta pelliccia di color
grigio-marrone, tendente al bianco presso la pelle, con
vistose macchie nere. Ha abitudini prevalentemente notturne o
crepuscolari ma, nelle notti più fredde, si ripara nella sua
tana per uscire a cacciare solo di giorno.
E’ un abile predatore e le sue vittime preferite sono le pecore
selvatiche, le capre e i Thar, ma all’occorrenza attacca
pure cervi, piccoli yak, asini selvatici e bestiame allo stato
brado. Può catturare prede tre volte più pesanti di lui ed
ha bisogno di una grossa preda ogni 10 – 15 giorni.
Non è pericoloso per l’uomo in quanto, se ne fiuta la presenza, si
allontana.
Questa specie viene cacciata dai cinesi che usano le ossa in medicina
e dai bracconieri per la folta pelliccia. La popolazione mondiale di
questo felino conta circa 7000 esemplari e alla sua protezione lavorano
molte organizzazioni tra le quali anche il WWF, impegnato in Nepal e
in Pakistan ove finanzia le guardie contro i cacciatori di
frodo e promuove studi e programmi di sensibilizzazione presso
le popolazioni locali.
La Snow Leopard Trust è l’organizzazione che dal 1981 si occupa della
tutela del Leopardo delle nevi e della salvaguardia del suo
habitat naturale. A questo progetto partecipa attivamente
anche la Dynafit, nota ditta produttrice di attrezzature e
abbigliamento per lo sci alpinismo. Oltre ad attrezzare i
ricercatori naturalisti in loco con abbigliamento tecnico, la
Dynafit sostiene le famiglie che vivono in montagna, le cui
mandrie di bestiame vengono predate dal leopardo.
A testimonianza di questo progetto la Dynafit ha adottato come logo
del suo marchio, il muso stilizzato dell’animale che compare su
tutti i suoi prodotti. Su certi modelli di sci è stampato il
logo dell’animale e in certi altri è addirittura
raffigurato l’animale per intero, dando così allo sci una
cosmesi particolare e inconfondibile.
La specie è inserita, al pari di tutti gli altri grandi felini,
nell’appendice 1 della Convenzione sul Commercio
Internazionale delle specie in Pericolo, la quale assicura il
più alto grado di protezione, vietando il commercio degli
animali o di parti di esso.
Negli anni 60, nel Parco Nazionale dell’Everest, venivano sterminati gli
ultimi esemplari di leopardo delle nevi. Le popolazioni locali
li avevano uccisi con esche avvelenate per difendere il
bestiame d’allevamento. Con medesime motivazioni sono stati
sterminati pure gli sciacalli e i lupi. In questo modo, nella
zona in questione, non rimase un solo predatore.
Nel 2003, i ricercatori italiani del Ev-K2-Cnr, guidati dal Professor
Lovari dell’Università di Siena, trovarono, dapprima
escrementi e quindi videro alcuni esemplari del felino nei
pressi di Namche Bazar (Parco Nazionale dell’Everest), e
annunciarono così il ritorno del predatore nel suo habitat
d’origine. Prima di queste osservazioni si ipotizzava che la
specie vivesse solo nel Tibet Meridionale.
I ricercatori guidati dal Professor Lovari, tramite l’esame delle feci del
felino, hanno stabilito che nel periodo estivo, il 70 % della
dieta del leopardo è costituita da un animale simile allo
stambecco, il Thar dell’Himalaya, mentre in autunno
preferisce predare il bestiame d’allevamento.
Il pericolo è che in futuro la popolazione dei Thar possa diminuire
drasticamente obbligando il leopardo delle nevi a predare
maggiormente le mandrie, causando la reazione degli allevatori
che potrebbero cacciare l’animale dal Parco, come fecero 40
anni fa. Perchè ciò non accada i ricercatori del Cnr tengono
sotto controllo gli spostamenti del predatore tramite collari
satellitari e gli allevatori vengono risarciti delle perdite
subite dalle loro mandrie.
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