VIE FERRATE

VIE FERRATE - Di Luciano Danzi

Con l’avvicinarsi della bella stagione, ogni escursionista di buone capacità, comincia programmare la salita a qualche cima, magari sfruttando le attrezzature fisse delle vie ferrate.

Le prime vie ferrate nacquero a nord delle Alpi già a partire dal 1873, ad opera delle sezioni tedesche e austriache dell’Alpeverein. Una delle prime pareti ad essere attrezzate fu addirittura la sud del GroBglockner mentre l’Heker Dachstein, parete alta 2925 metri, vide attrezzata con funi metalliche la sua via normale, già nel lontano 1843.

Verso l’inizio del 20° secolo, nelle Alpi dell’Algovia e nel Kaisergebirge, molte pareti famose furono addomesticate con scale, pioli e funi metalliche.

Durante la guerra 15 – 18 nelle alpi orientali e soprattutto nelle Dolomiti, i soldati italiani e austriaci aprirono una fitta rete di percorsi attrezzati che con gallerie scavate nella roccia e con l’ausilio d’infissi metallici permettevano loro di raggiungere punti strategici per piazzare le loro artiglierie.

Dopo la guerra queste vie ferrate furono abbandonate e trascurate. Lunghi tratti di questi arditi percorsi crollarono divenendo impraticabili per l’escursionista.

Grazie all’aumentare dei turisti nelle zone di montagna queste opere “belliche” furono rinnovate e sottoposte a controlli e manutenzioni periodici.

Attualmente le Dolomiti e il gruppo del Brenta, contano circa un centinaio di vie ferrate che permettono all’escursionista medio di raggiungere luoghi altrimenti accessibili solo ai rocciatori più audaci. Di queste ricordiamo: “La strada degli alpini” percorso spettacolare che segue una cengia naturale sul gruppo di cima Undici, il sentiero “Dibona” che percorre il Gruppo del Cristallo e il sentiero attrezzato “Innerkofler – Deluca”.

I percorsi attrezzati sono di varia difficoltà e vanno dal sentiero molto esposto, ove la corda metallica corre orizzontale alla parete e serve per assicurarsi in caso di pericolosi strapiombi, al percorso che sale, con corde in verticale e scale, pareti vere e proprie.

Molti escursionisti sono convinti che una parete così attrezzata possa essere salita con facilità da chiunque. E’ d’obbligo, prima di avventurarsi su uno di questi percorsi, informarsi sulle difficoltà a cui si possono andare incontro (durata del percorso, dislivello totale ) e valutare il proprio grado di allenamento.

E’ importante ascoltare i vari bollettini meteo in riferimento alla giornata in cui andremo ad effettuare la nostra escursione. Non auguro a nessuno di trovarsi in parete minacciato dai fulmini.

Questi percorsi vanno affrontati, oltre che con il solito equipaggiamento da montagna (giacca, maglione, camicia, pantaloni tecnici, scarponi ecc…) con un casco da roccia, una imbracatura, possibilmente munita di pettorale e un set da ferrata costituito da dissipatore, spezzone di corda e due moschettoni.

Alcuni alpinisti di fama internazionale hanno addirittura proposto l’eliminazione delle vie ferrate e dei sentieri attrezzati, in quanto inquinano l’ambiente e portano sulle cime un numero troppo elevato di escursionisti i quali, con la loro presenza e schiamazzi, disturbano gli animali.

Tra questi ricordo Reinold Mesner, il quale è stato, tra l’altro, autore di vari libri guida su ferrate delle Dolomiti.

Non me la sento, pur essendo un frequentatore di vie attrezzate, di non condividere in modo assoluto certi pensieri ed è per questo che raccomando a tutti coloro che salgono sulle cime, sia con le vie ferrate, sia per le più “pulite” vie di roccia, di rispettare l’ambiente e di non gettare rifiuti.

In fondo, lassù, ci andiamo non solo per godere del panorama, ma anche per godere di qualche momento di tranquillità.

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